Aggiornamenti e ricerca in fisioterapia
La fisioterapia è una professione sanitaria in continua evoluzione. Nuove ricerche, revisioni scientifiche e linee guida contribuiscono ad aggiornare le modalità di valutazione, prevenzione e trattamento riabilitativo.
In questa pagina raccolgo alcuni aggiornamenti scientifici e professionali che ritengo utili per comprendere come sta cambiando la fisioterapia e quali indicazioni emergono dalla ricerca.
Dalla ricerca alla pratica clinica le evidenze scientifiche non sostituiscono la valutazione individuale della persona, ma aiutano il fisioterapista a scegliere interventi appropriati aggiornati.
Tra gli argomenti di particolare interesse:
- Esercizio terapeutico e attività fisica
- Dolore cronico
- Fibromialgia
- Prevenzione delle cadute
- Invecchiamento attivo
- Osteoporosi
- Fisioterapia online e tele-riabilitazione
- Nuove evidenze sull'esercizio e sulla riabilitazione
Informazione per il paziente
Gli aggiornamenti presenti in questa pagina hanno finalità informative e divulgative.Ogni percorso fisioterapico deve essere adattato alle condizioni, agli obiettivi e alle necessità della singola persona.
Per gli articoli divulgativi, gli esercizi e i consigli dedicati ai pazienti visita il blog di fisioterapia in linea e online.
Sono dottoressa Alena Cerna fisioterapista, iscritta all'albo dei fisioterapisti OFI di Bergamo.
Formicolio alle mani: può dipendere dalla cervicale?
Linee guida, studi scientifici e revisioni
Il formicolio alle mani, definito in ambito medico come parestesia, può manifestarsi come sensazione di spilli, intorpidimento, alterazione della sensibilità o sensazione di"mano addormentata ".
Una domanda frequente è: il formicolio alle mani puo dipendere dalla cervicale?
Sì, In alcuni casi può essere collegato a un interessamento delle radici nervose cervicali, ma la presenza di parestesie alla mano non è sufficiente per diagnosticare un problema cervicale. La letteratura scientifica sottolinea l'importanza della diagnosi differenziale e della valutazione complessiva del paziente.
Radicolopatia cervicale e parestesie
La radicolopatia cervicale è una condizione nella quale una radice nervosa cervicale è interessata da fenomeni compressivi e/o irritativi. Tra le cause possono esserci alterazioni degenerative della colonna cervicale, stenosi foraminale ed ernia discale. I sintomi radicolari possono inoltre essere influenzati da fenomeni infiammatori e non esclusivamente dalla presenza di una compressione meccanica.
- Dolore cervicale e/o irradiato all'arto superiore;
- Parestesie e intorpidimento;
- Modificazioni della sensibilità;
- Alterazioni dei riflessi
- Riduzione della forza muscolare in alcuni pazienti.
Una revisione sistematica e meta-analisi pubblicata nel 2026 conferma che la radicolopatia cervicale è una condizione clinica caratterizzata da possibili modificazioni motorie, sensitive e dei riflessi, comprese parestesie e intorpidimento.
Formicolio alle mani : non sempre è cervicale
Uno degli aspetti più importanti della valutazione è distinguere una possibile radicolopatia cervicale dalle neuropatie periferiche.
- Sindrome del tunnel carpale, con interessamento del nervo mediano;
- Neuropatia o comprensione del nervo ulnare;
- Altre neuropatie periferiche;
- Condizioni neurologiche o metaboliche.
La distribuzione delle parestesie rappresenta quindi un'informazione clinicamente utile, ma non dovrebbe essere utilizzata isolatamente per stabilire la diagnosi. I territori sensitivi delle radici cervicali e quelli dei nervi periferici possono infatti presentare sovrapposizioni e variabilità individuali.
Cosa dice la ricerca sulla valutazione clinica?
La diagnosi di radicolopatia cervicale non dovrebbe basarsi su un singolo test.La valutazione prende in considerazione la storia clinica, la distribuzione dei sintomi, la forza muscolare, la sensibilità, i riflessi, la mobilità cervicale e specifici test provocatori o neurodinamici.
Spurling test. Viene utilizzato per verificare se determinate posizioni e compressioni della regione cervicale riproducono i sintomi radicolari.
Upper Limb Neurodynamic Tests- ULNT. Valutano la risposta del sistema nervoso periferico durante movimenti combinati dell'arto superiore.
Shoulder Abduction Relief Test. Valuta l'eventuale modificazione dei sintomi assumendo una determinata posizione dell'arto superiore.
Distraction test. Osserva se una riduzione del carico/compressione cervicale modifica la sintomatologia.
La revisione sistematica del 2026
Un aggiornamento particolarmente interessante è rappresentato dalla revisione sistematica con meta- analisi Thoomes e collaboratori, pubblicata nel 2026 su BMC Musculoskeletal Disorders. Gli autori hanno analizzato otto studi sull'accuratezza diagnostica di sei test fisici utilizzati nella radicolopatia cervicale.
Lo Spurling test ha mostrato generalmente una specificità elevata, mentre la sensibilità variava considerevolmente tra gli studi. Per l'ULNT1 la sensibilità e la specificità aggregate erano rispettivamente circa 0,70 e 0,71.
Combinando quattro ULNT è stata riportata una sensibilità aggregata di circa 0,97, con una specificità più bassa, circa 0,51. Gli autori concludono che Spurling e la combinazione degli ULNT possono contribuire al ragionamento clinico, ma la certezza delle evidenze disponibili rimane bassa o molto bassa.
Questo significa che i test sono strumenti utili all'interno della valutazione, ma non rappresentano da soli una diagnosi.
Cosa dicono gli studi precedenti?
Le revisioni precedenti avevano già evidenziato che lo Spurling test tende ad avere una buona specificità, mentre i test neurodinamici dell'arto superiore possono avere maggiore sensibilità. Gli autori sottolineavano tuttavia i limiti metodologici degli studi e raccomandavano di interpretare i test insieme alla storia clinica e all'esame neurologico.
Non esiste quindi un singolo test capace di stabilire con certezza che il formicolio alla mano provenga dalla cervicale.
Esame neurologico: sensibilità, forza e riflessi
Una revisione della letteratura pubblicata nel 2025 ha analizzato anche il ruolo dell'esame neurologico nella radicolopatia cervicale. La valutazione comprende generalmente sensibilità, forza muscolare e riflessi. I risultati rafforzano l'importanza di combinare più informazioni cliniche, invece di basarsi su un singolo segno.
Esercizio terapeutico nella radicolopatia cervicale
L'esercizio terapeutico rappresenta una delle possibilità utilizzate nel trattamento conservativo. Una revisione sistematica con meta-analisi sull'esercizio nella rádi cervicale ha riscontrato possibili miglioramenti del dolore e della disabilità rispetto ai gruppi di controllo. Gli stessi autori hanno tuttavia classificato la qualità complessiva della evidenza come bassa.
La ricerca sostiene quindi l'utilizzo dell'esercizio, ma non dimostra l'esistenza di un singolo esercizio universalmente efficace per tutti i pazienti con radicolopatia cervicale. Il programma deve essere adattato alla valutazione e alla risposta individuale.
Esercizi neurodinamici: cosa dice PubMed?
Particolarmente interessante per la fisioterapia è il ruolo della neuromobilizzazione o neurodinamica. Gli esercizi neurodinamici utilizzano movimenti specifici e controllati dell'arto e delle strutture circostanti con l'obiettivo di modificare la meccanica e la sensibilità del sistema nervoso periferico.
Una revisione sistematica con meta-analisi pubblicata nel Journal of Sport Rehabilitation ha analizzato specificamente l'efficacia della neuromobilizzazione nella radicolopatia cervicale. Una successiva revisione sistematica con network meta-analysis, pubblicata nel 2025 sul Journal of Ortjopaefic & Sports Physical Therapy, ha confrontato mobilizzazione articolare e mobilizzazione neurale nel dolore radicolare cervicale.
La ricerca suggerisce un possibile ruolo di queste tecniche nella gestione del dolore e della disabilità, ma la scelta dell'intervento deve essere inserita in un programma riabilitativo individualizzato. Gli esercizi neurodinamici non dovrebbero quindi essere interpretati come semplici "esercizi per il formicolio " da eseguire autonomamente in presenza di parestesie.
Cosa dicono le revisioni sul trattamento conservativo?
Una revisione sistematica pubblicata nel 2023 ha analizzato 59 studi randomizzati, per un totale di oltre 4.100 partecipanti, riguardanti differenti trattamenti conservativi della radicolopatia cervicale. Gli autori hanno riscontrato una notevole eterogeneità degli studi e una qualità delle evidenze generalmente limitata.
La fisioterapia moderna deve quindi evitare due estremi: considerare inefficace il trattamento conservativo oppure sostenere che esista una tecnica specifica capace di risolvere ogni radicolopatia cervicale.
Risonanza magnetica ed esami strumentali
Anche gli esami strumentali devono essere interpretati nel contesto clinico.La presenza di modificazioni degenerative, protrusioni o altre alterazioni alla colonna cervicale non dimostra automaticamente che siano responsabili del formicolio alla mano.
Quando necessario, il medico può indicare approfondimenti quali risonanza magnetica o esami elettrodiagnostici soprattutto quando sono presenti deficit neurologici, sintomi persistenti o dubbi diagnostici. L'obiettivo rimane quello di verificare la concordanza tra sintomi, esame clinico e risultati degli eventuali accertamenti.
Il ruolo della fisioterapia
Quando la valutazione è compatibile con una problematica cervicale e non sono presenti condizioni che richiedono un diverso percorso medico, la fisioterapia può utilizzare un approccio individualizzato.
- Educazione e gestione delle attività quotidiane
- Esercizio terapeutico
- Recupero della mobilità
- Esercizio di controllo e rinforzo
- Progressione del carico
- Esercizi neurodinamici quando indicati
- Strategie per favorire l'autogestione del problema
Una parte del programma di esercizio può essere seguita attraverso la tele-riabilitazione, quando la valutazione clinica indica che il paziente è adatto a un percorso a distanza.
Cosa possiamo concludere?
Alla domanda "il formicolio alle mani puo dipendere dalla cervicale?", la ricerca permette quindi di rispondere: si, può dipendere dalla cervicale, ma parestesia alla mano da sola non permette di stabilire l'origine.
La letteratura più recente conferma l'importanza di una valutazione basata sull'insieme di anamnesi, distribuzione dei sintomi, esame neurologico, test clinici e, quando indicato, approfondimenti diagnostici.
Esercizio terapeutico, neurodinamica e altri interventi conservativi possono trovare spazio nel percorso riabilitativo, ma la fisioterapia basata sulle evidenze non consiste nell'applicare automaticamente una tecnica a un sintomo: consiste prima di tutto nel comprendere quale problema si sta trattando.
La nuova visione della posturologia: esiste davvero una postura ideale?
Evidenze scientifiche aggiornate, documenti di consenso e nuova valutazione fisioterapica- aggiornamento 2026
Per molti anni parlare di postura ha significato soprattutto osservare una persona ferma: posizione delle spalle, curve della colonna, allineamento del bacino, appoggio dei piedi e simmetria tra i due lati del corpo.
Da questa osservazione nasceva spesso la ricerca della cosiddetta "postura corretta ".
La ricerca scientifica degli ultimi anni sta però portando verso una visione più complessa.
La postura non è semplicemente una fotografia del corpo.
È risultato dell'interpretazione continua tra sistema nervoso, sistema muscoloscheletrico, informazioni sensoriali, equilibrio, movimento, compito svolto e ambiente.
Cosa dice la ricerca 2026?
Un'interessante scoping Review pubblicata nel 2026 ha analizzato proprio come viene definita la postura nella letteratura scientifica.
Gli autori hanno trovato una notevole eterogeneità. Non esiste ancora una definizione di postura universalmente condivisa.
Dall'analisi emergono però diversi concetti ricorrenti:
- Posizione e relazione tra i segmenti corporei;
- Biomeccanica ;
- Coinvolgimento di più sistemi ;
- Equilibrio;
- Risposte adattative dell'organismo
È un risultato importante perché mostra quanto sia difficile ridurre la postura a un semplice modello geometrico di allineamento corporeo.
Esiste una postura ideale?
Alla luce delle conoscenze attuali, non possiamo identificare una singola postura ideale valida per tutte le persone e per tutte le attività.
Il corpo umano non è perfettamente simmetrico e non rimane immobile.
La posizione cambia continuamente in relazione al compito che stiamo svolgendo, all'ambiente, alle caratteristiche individuali e alle informazioni che riceviamo attraverso i diversi sistemi sensoriali.
Una postura apparentemente diversa da un modello teorico non significa quindi automaticamente presenza di una disfunzione.
Ed essere perfettamente allineati durante una valutazione statica non significa necessariamente possedere un controllo posturale ottimale durante il movimento.
Dalla postura statica al controllo posturale
Qui troviamo uno dei cambiamenti più interessanti della concezione moderna.
Il controllo posturale è dinamico.
Per mantenere l'equilibrio e adattare continuamente il corpo, il sistema nervoso integra informazioni provenienti dalla vista, dal sistema somatosensoriale e propriocettive.
Un documento internazionale di consenso sulle disposizioni posturali sottolinea proprio la necessità di considerare l'integrazione dei differenti sistemi e sottosistemi coinvolti nel controllo posturale.
La valutazione fisioterapica moderna
La valutazione fisioterapica moderna non si limita alla domanda:
"La persona è perfettamente allineata?"
La valutazione statica può rappresentare il punto di partenza, ma acquista maggiore significato quando viene integrata con una valutazione dinamica e funzionale.
Non osserviamo soltanto come una persona sta ferma ma soprattutto come utilizza il proprio corpo.
Per questo asimetria non deve essere automaticamente interpretata come qualcosa da correggere.
Il ruolo dell'equilibrio
Equilibrio non significa semplicemente riuscire a rimanere immobili.
Significa anche essere capaci di mantenere o recuperare la stabilità quando cambiano il corpo, il compito o l'ambiente.
La ricerca contemporanea sul controllo dell'equilibrio attribuisce grande importanza alle strategie posturali e agli interventi specifici per il compito.
Questo rafforza l'idea che una valutazione funzionale debba osservare non soltanto il risultato finale, ma anche come la persona raggiunge e mantiene l'equilibrio.
Variabilità e capacità di adattamento
Il nostro organismo deve continuamente adattarsi.
La domanda diventa quindi: "la persona possiede sufficienti strategie per adattarsi alle diverse situazioni?"
Qual è allora la postura migliore?
Forse la domanda stessa deve essere modificata:
Invece di cercare : " qual è la postura perfetta?"
Potremo chiederci: "questa persona riesce a controllare, modificare e adattare la propria postura alle diverse attività?"
La postura è parte di un sistema dinamico.
Nota sulle evidenze scientifiche aggiornate al 2026
Al 2026 non risulta una nuova linea guida internazionale specificamente denominata "linea guida sulla posturologia "
È quindi più corretto parlare di evidenze scientifiche aggiornate al 2026, integrate con documenti di consenso sul controllo e sulle disfunzioni posturali.
La letteratura recente mostra inoltre che la stessa definizione scientifica di postura è ancora oggetto di discussione e ricerca.
Le evidenze scientifiche più recenti, comprese pubblicazioni del 2026, stanno spostando l'attenzione da una concezione puramente statica geometrica della postura verso una visione più complessa, che considera controllo posturale, movimento, integrazione multisensoriale e capacità di adattamento.
Pubmed: the definizione of posture: "scoping Review" pubblicata nel Journal of bodywork and movement therapies nel luglio 2026.
Gli autori sono ricercatori di un programma universitario di Physical Therapy.
Review del 2026 sul Postural Balance e movimento umano.
Ginnastica respiratoria
Secondo le linee guida è indicata la tele-riabilitazione?
Le principali linee guida internazionali ( come ATS/ERS e GOLD) indicano la riabilitazione respiratoria come trattamento cardine per la BCPO e altre malattie croniche. La tele-riabilitazione è raccomandata come valida alternativa a quella in presenza per pazienti stabili, garantendo benefici analoghi su dispnea e tolleranza allo sforzo.
Linee guida e indicazioni
- Efficacia comprovata : riduce l'affanno e migliora qualità della vita
- Scelta del paziente: Le società scientifiche offrono la scelta tra programmi in ospedale/ambulatorio o a distanza
- Sicurezza: I dati confermano che il training a distanza è sicuro se sorvegliato
Le linee Guida Nazionali sulla tele-riabilitazione e telemedicina condizionano la validità della prestazione a distanza ad alcuni passaggi cardine, indipendentemente dal fatto che l'erogazione sia pubblica o privata.
-
La diagnosi nosologica di partenza: Il fisioterapista non può fare la diagnosi medica (come ha ribadito anche dalla recente e discussa Sentenza di Cassazione n. 29217/2025). Di conseguenza, per trattare a distanza una patologia respiratoria cronica ( es. BPCO o esiti di polmonite), il paziente deve comunque aver ricevuto una diagnosi da un medico.
-
La valutazione di idoneità tecnologica e clinica: I requisiti ministeriali per la telemedicina, tele-riabilitazione impongono che il professionista valuta se il paziente sia clinicamente idoneo a fare sforzi a distanza senza supervisione diretta e se sia in grado di usare la tecnologia in sicurezza.
-
Detraibilità fiscale: Per consentire al paziente di detrarre la fattura come spesa sanitaria nel modello 730/Unico senza prescrizione deve esplicitare che si tratta di una prescrizione di fisioterapia/riabilitazione effettuata da un professionista iscritto all'ordine FNOFI.
Qi Gong e lombalgia cronica aspecifica: quando Oriente e Occidente si incontrano nella riabilitazione
Cosa dicono linee guida, revisioni sistematiche e studi scientifici 2025-2026
La lombalgia cronica aspecifica rappresenta una delle condizioni muscolo-scheletriche più frequenti e una delle principali cause di disabilità nel mondo.
Il termine aspecifica indica che il dolore lombare non può essere attribuito a una singola patologia o a una specifica alterazione anatomica in grado di spiegare da sola i sintomi.
Negli ultimi anni l'approccio occidentale alla lombalgia cronica è cambiato profondamente. L'attenzione non è più rivolta esclusivamente alla struttura anatomica o alla ricerca di qualcosa da ,,correggere,, ma sempre di più alla persona, al movimento, alla funzione e alla partecipazione attiva nel percorso terapeutico.
Parallelamente, alcune pratiche nate molti secoli fa nella tradizione orientale, come il Qi Gong, sono diventate oggetto di studi scientifici e metanalisi.
Può quindi una pratica della medicina tradizionale cinese trovare un punto d'incontro con la moderna riabilitazione occidentale?
La ricerca degli ultimi anni offre alcune risposte interessanti.
Cosa raccomandano le linee guida occidentali?
Le linee guida dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per la gestione non chirurgica della lombalgia cronica primaria raccomandano un approccio centrato sulla persona e costituito, quando appropriato, da più interventi.
Tra questi troviamo:
- Educazione e strategie di autogestione
- Programmi strutturati di esercizio
- Alcune terapie fisiche, comprese terapia manipolativa e massaggio.
- Interventi psicologici in determinate situazioni
- Approcci multicomponenti
Un principio particolarmente importante è che la lombalgia cronica non dovrebbe essere trattata attraverso un unico Intervento applicato indistintamente a tutti.
Il trattamento dovrebbe essere personalizzato e integrato tenendo conto delle caratteristiche e delle necessità della persona.
L'esercizio assume quindi un ruolo centrale non semplicemente come serie di movimenti da eseguire, ma come strumento per recuperare funzione, autonomia e fiducia nel movimento.
Dalla tradizione orientale: che cos'è il Qi Gong?
Il Qi Gong nasce all'interno della cultura e della Medicina tradizionale cinese.
Comprende differenti pratiche nelle quali vengono combinati:
- Movimenti generalmente lenti e controllati
- Respirazione
- Postura
- Coordinazione
- Concentrazione
- Attenzione alle sensazioni corporee
Tra le forme più conosciute troviamo il Baduanjin, o Otto pezzi di broccato.
Il modello teorico tradizionale cinese utilizza convertitore Qi, Yin, Yang e Meridiani.
Questi concetti appartengono alla Medicina Tradizionale Cinese e non devono essere automaticamente tradotti in termini anatomici o fisiologici occidentali.
La ricerca scientifica moderna può però studiare qualcosa di molto concreto: cosa succede quando una persona pratica regolarmente questi esercizi?
È possibile misurare dolore, disabilità, mobilità, resistenza muscolare e qualità della vita.
Ed è qui che Orinte e Occidente possono iniziare a dialogare.
Qi Gong e lombalgia cronica: la meta-analisi del 2025
Una revisione sistematica con meta-analisi pubblicata nel 2025 sul Journal of ortopaedic surgeri and research ha analizzato specificamente l'effetto del Qi Gong nelle persone con lombalgia cronica aspecifica..
Sono stati inclusi 16 studi randomizzati controllati, per complessivi 1.175 partecipanti. I ricercatori hanno analizzato principalmente due risultati: Dolore e disabilità.
Nel complesso il Qi Gong è stato associato a miglioramenti rispetto ai gruppi di controllo.
Un aspetto particolarmente Interessante riguarda però la distinzione tra significatività statistica e rilevanza clinica.
Per il dolore, infatti, il miglioramento medio osservato non raggiungeva la soglia di differenza clinicamente importante adottata dagli autori.
Per la disabilità funzionale invece, il miglioramento superava tale soglia. È una distinzione importante perché un risultato statisticamente significativo non significa necessariamente che il cambiamento sia sufficientemente grande da essere realmente percepito come importante dal paziente.
Gli stessi autori invitano inoltre alla prudenza a causa di eterogeneità degli studi e delle differenze tra i protocolli utilizzati.
Cosa aggiungono gli studi del 2026?
Nel 2026 il quadro scientifico è diventato ancora più interessante. Una meta-analisi pubblicata su Frontiers in pain research ha incluso 38 studi e 3.054 partecipanti con la lombalgia cronica aspecifica.
Nel complesso, gli esercizi tradizionali cinesi sono stati associati a miglioramenti del dolore, della disabilità e della qualità della vita.
Gli autori hanno però riscontrato una notevole eterogeneità legata alle differenti forme di esercizio, alla durata dei programmi e agli strumenti utilizzati per misurare i risultati.
La conclusione è quindi promettente, ma ancora prudente : queste pratiche possono rappresentare un approccio complementare, mentre servono studi più standardizzati e di maggiore qualità. Un dato particolarmente interessante è che, complessivamente, l'associazione tra esercizi tradizionali cinesi e trattamento convenzionale tendeva ad ottenere risultati migliori rispetto agli interventi utilizzati isolamente.
Oriente e Occidente: due teorie differenti, un possibile punto d'incontro
La medicina tradizionale cinese è la medicina occidentale nascono da concezioni del corpo differenti.
Durante un esercizio di Qi Gong una persona si muove lentamente, controlla la postura, coordina diverse parti del corpo, trasferisce il peso, associa respirazione e movimento e presta attenzione alle proprie sensazioni.
Sono fenomeni osservabili e studiabili.
Dal punto di vista della riabilitazione occidentale possiamo quindi analizzare il Qi Gong come una particolare forma di esercizio attivo e movimento consapevole, senza dover necessariamente adottare il modello teorico della Medicina Tradizionale Cinese.
Una convergenza interessante: la persona diventa attiva. Qui emerge forse il punto più interessante del confronto.
Nel Qi Gong la persona non riceve passivamente un trattamento. Si muove.
Impara una sequenza, la ripete, percepisce il proprio corpo e può continuare autonomamente la pratica.
Da due tradizioni molto differenti emerge quindi un elemento comune particolarmente interessante per la riabilitazione : la partecipazione attiva della persona.
Il punto quindi non è scegliere tra Oriente e Occidente.
La domanda clinicamente utile è:
Quale forma di movimento può essere appropriata, sostenibile e significativa per quella determinata persona?
Per alcuni pazienti potrà rappresentare una modalità complementare di movimento lento e consapevole. E in alcuni casi le due strategie potranno anche essere integrate.
Conclusioni:
Le attuali linee guida occidentali sulla lombalgia cronica non indicano il Qi Gong come una soluzione specifica e superiore agli altri esercizi, sostengono invece un approccio personalizzato, attivo e multi-modale, nel quale l'esercizio rappresenta una componente importante.
Non è necessario stabilire quale tradizione abbia ragione.Possiamo invece osservare un terreno comune.
Il movimento, la partecipazione attiva della persona e la possibilità di recuperare gradualmente fiducia nelle capacità del proprio corpo.
Forse è proprio nel movimento più che nella teoria, che Orinte e Occidente possono incontrarsi nella riabilitazione contemporanea.
Lombalgia cronica e tele-riabilitazione: cosa dicono le evidenze scientifiche più recenti
La lombalgia cronica è una delle condizioni muscolo-scheletriche nelle quali l'esercizio terapeutico, l'educazione del paziente e il mantenimento dell'attività fisica rivestono un ruolo importante.
Negli ultimi anni è aumentato anche l'interesse scientifico verso la tele-riabilitazione, che permette di seguire a distanza alcuni programmi riabilitativi attraverso videochiamate, applicazioni e altri strumenti digitali.
Cosa indicano le linee guida internazionali sulla lombalgia cronica?
Le linee guida dell'Organizzazione Mondiale della Sanità per la lombalgia cronica primaria raccomandano un approccio personalizzato e centrato sulla persona.
Tra gli interventi considerati rientrano programmi strutturati di esercizio ed educazione, inseriti all'interno di un percorso adeguato alle caratteristiche e alle necessità del paziente.
Le modalità a distanza non rende automaticamente un trattamento appropriato:
Anche nella tele-riabilitazione sono fondamentali la valutazione iniziale, la selezione del paziente e la personalizzazione dell'esercizio.
Tele-riabilitazione e lombalgia cronica: la meta-analisi pubblicata nel 2026
Una revisione sistematica con meta-analisi pubblicata nel 2026 sulla rivista scientifica JMIR ( international Journal of Medical Informatics research) che valuta l'efficacia della tele-riabilitazione per il dolore cronico non specifico ha confrontato la tele-riabilitazione con la riabilitazione convenzionale nelle persone con lombalgia cronica.
Sono stati inclusi studi per intensità del dolore e disabilità funzionale. Non sono state riscontrate differenze statisticamente significative tra tele-riabilitazione e riabilitazione convenzionale.
Questo risultato è importante: non dimostra che la tele-riabilitazione ( basata esercizi personalizzati, educazione e self management da remoto) sia superiore alla riabilitazione tradizionale in presenza per ridurre l'intensità del dolore .
Suggerisce che nei pazienti selezionati, possa rappresentare una modalità alternativa per la gestione della lombalgia cronica.
Cosa emerge dalle revisioni più recenti?
Una network meta-analysis pubblicata nel 2026 ha confrontato tele-riabilitazione, riabilitazione in presenza nella lombalgia cronica aspecifica.
I risultati suggeriscono che l'efficacia può variare in funzione dell'outcome. Questo rafforza un concetto fondamentale: non esiste una modalità riabilitativa migliore per ogni persona e in ogni situazione.
Anche la modalità di tele-riabilitazione conta:
Non tutta la tele-riabilitazione è uguale.
Una revisione sistematica con network meta-analysis del 2025 sul dolore muscolo-scheletrico cronico ha evidenziato risultati favorevoli soprattutto per programmi realizzati attraverso videoconferenza e applicazioni di riabilitazione autogestita.
Per la fisioterapia è particolarmente interessante perché la videochiamata permette al professionista di osservare il movimento, fornire feedback e modificare progressivamente gli esercizi.
Applicazioni e programmi digitali
Un'altra revisione sistematica ha studiato l'utilizzo delle applicazioni mobili nella riabilitazione della lombalgia.
I risultati indicano possibili benefici, ma gli effetti non sono uniformi per tutti gli outcome.
L'utilizzo della tecnologia quindi, non deve essere confuso con la semplice consegna al paziente di una serie di esercizi attraverso un'applicazione.
Cosa significa nella pratica?
Le evidenze disponibili suggeriscono che la tele-riabilitazione può rappresentare una modalità possibile per alcuni pazienti con lombalgia cronica, soprattutto quando il programma è basato sull'esercizio terapeutico, sull'educazione e sul monitoraggio della progressione.
Prima di iniziare un percorso a distanza è necessario valutare la situazione individuale e verificare che non siano presenti condizioni, che richiedono una valutazione e trattamento in presenza.
Conclusione
Le evidenze scientifiche più recenti sono incoraggianti sull'impiego della tele-riabilitazione nella lombalgia cronica aspecifica, ma suggeriscono un approccio personalizzato come nelle sedute in presenza.
La domanda quindi dovrebbe essere questa: ,, per questa persona, con questo tipo di lombalgia e questi obiettivi, un percorso di tele-riabilitazione è appropriato?
È dalla valutazione individuale che dovrebbe partire la scelta della modalità riabilitativa.