Aggiornamenti e ricerca in fisioterapia
La fisioterapia è una professione sanitaria in continua evoluzione. Nuove ricerche, revisioni scientifiche e linee guida contribuiscono ad aggiornare le modalità di valutazione, prevenzione e trattamento riabilitativo.
In questa pagina raccolgo alcuni aggiornamenti scientifici e professionali che ritengo utili per comprendere come sta cambiando la fisioterapia e quali indicazioni emergono dalla ricerca.
Dalla ricerca alla pratica clinica le evidenze scientifiche non sostituiscono la valutazione individuale della persona, ma aiutano il fisioterapista a scegliere interventi appropriati aggiornati.
Tra gli argomenti di particolare interesse:
- Esercizio terapeutico e attività fisica
- Dolore cronico
- Fibromialgia
- Prevenzione delle cadute
- Invecchiamento attivo
- Osteoporosi
- Fisioterapia online e tele-riabilitazione
- Nuove evidenze sull'esercizio e sulla riabilitazione
Informazione per il paziente
Gli aggiornamenti presenti in questa pagina hanno finalità informative e divulgative.Ogni percorso fisioterapico deve essere adattato alle condizioni, agli obiettivi e alle necessità della singola persona.
Per gli articoli divulgativi, gli esercizi e i consigli dedicati ai pazienti visita il blog di fisioterapia in linea e online.
Sono dott.ssa Alena Cerna, fisioterapista, iscritta all'albo dei fisioterapisti OFI di Bergamo.
Artrosi dell'anca, esercizio e protesi totale: cosa dice la ricerca scientifica
Revisioni sistematiche, meta-analisi ed evidenze Pubmed su esercizio terapeutico, riabilitazione e differenze tra protesi cementata e non cementata.
L'artrosi dell'anca, o coxartrosi, può determinare dolore, rigidità e progressiva limitazione delle attività quotidiane.
Il trattamento non coincide però automaticamente con l'intervento chirurgico. Nelle persone che possono essere trattate in modo conservativo, educazione, mantenimento dell'attività fisica ed esercizio terapeutico rappresentano elementi importanti della gestione.
Quando invece dolore e limitazione funzionale diventano importanti e il trattamento conservativo non è più sufficiente, può essere presa in considerazione la protesi totale d'anca, o Total Hip Arthroplasty - THA.
La ricerca degli ultimi anni permette di distinguere meglio tre questioni: quanto è efficace l'esercizio nella coxartrosi; quale ruolo ha l'esercizio dopo una protesi; quali differenze esistono tra fissazione cementata e non cementata.
Esercizio terapeutico nell'artrosi dell'anca
Una revisione sistematica con meta-analisi pubblicata nel 2023 ha analizzato 18 studi randomizzati controllati sull'esercizio terapeutico nelle persone con artrosi dell'anca.
Gli autori hanno rilevato benefici su dolore e funzione dopo il trattamento è benefici, seppure più piccoli, ancora rilevabili a 6-9 mesi.
L'entità media dell'effetto non è enorme, ma l'insieme delle evidenze suggerisce che l'esercizio costituisce una componente utile delka gestione conservativa della coxartrosi. PubMed PMID: 36817089.
Una meta-analisi pubblicata nel 2025 ha invece analizzato sette studi specificamente dedicati all'artrosi isolata dell'anca.
In questa revisione la qualità delle evidenze era bassa e non è emersa una modalità di esercizio chiaramente superiore alle altre.
Questo dato è importante dal punto di vista clinico: la ricerca non ci indica un singolo "esercizio migliore per l'artrosi dell'anca". La scelta deve essere adattata a dolore, mobilità, forza, capacità funzionale e obiettivi della persona. PubMed PMID: 39663077.
Gli esercizi a domicilio possono funzionare?
Una revisione sistematica e meta-analisi del 2024 ha incluso 16 studi randomizzati e 3.015 partecipanti con artrosi di anca o ginocchio.
I programmi di esercizio svolti a domicilio erano associati a miglioramenti di dolore, funzione articolare, equilibrio e attività della vita quotidiana rispetto ai gruppi di controllo.
Ciò non significa che sia sufficiente consegnare una lista standard di esercizi. Il programma deve essere scelto, spiegato e progressivamente modificato in funzione della risposta della persona. PubMed PMID: 38926896.
Quando si arriva alla protesi totale d'anca
Nella protesi totale vengono sostituite le superfici articolari dell'anca attraverso una componente femorale e una componente acetabolare. La fissazione può essere realizzata con tecniche differenti.
Protesi cementata. Lo stelo viene stabilizzato mediante cemento osseo. La fissazione meccanica è ottenuta durante l'intervento e non dipende dalla successiva crescita dell'osso all'interno della superficie dell'impianto.
Protesi non cementata o cementless. Lo stelo viene inserito ottenendo una stabilità primaria meccanica. Successivamente deve verificarsi l'integrazione biologica tra osso e superficie della protesi.
Questo concetto ha storicamente portato a utilizzare maggiori restrizioni sul carico nelle prime settimane. Ma cosa dice oggi la ricerca?
Protesi non cementata: bisogna limitare il carico per settimane?
Non necessariamente.
Una revisione sistematica con meta-analisi ha analizzato 17 studi confrontando carico immediato senza restrizioni e carico parziale dopo protesi totale d'anca non cementata.
Non sono stati trovati effetti negativi significativi del carico precoce sulla micromobilità dello stelo, sulla fissazione biologica, sulla subsidenza clinicamente rilevante o sulla necessità di revisione.
Gli autori concludono che il carico immediato senza restrizioni può essere incoraggiato nei pazienti appropriati, pur non risultando nettamente superiore al carico parziale. PubMed PMID: 38033533.
Anche una precedente meta-analisi di sei RCT e tre studi non randomizzati aveva concluso che il carico completo precoce dopo THA non cementata poteva essere sicuro senza aumento delle complicanze a medio- lungo termine. PubMed PMID: 28212661.
Quindi non è corretto affermare in modo generale: "Protesi non cementata = sei settimane senza caricare".
Il carico dipende dal tipo di impianto, dalla qualità ossea, dalla stabilità ottenuta chirurgicamente, dalle eventuali complicanze e soprattutto dalle indicazioni del chirurgo.
Cementata o non cementata: cambiano tempi di recupero?
La differenza è più sfumata di quanto possa sembrare.
Uno studio del 2025 che ha confrontato pazienti con stelo cementato è non cementato ha osservato che il gruppo cementato raggiungeva prima alcuni traguardi riabilitativi.
L'utilizzo del bastone veniva iniziato dopo circa 4,2 giorni nella cementata contro 5,2 giorni nella non cementata, mentre il cammino con bastone veniva raggiunto rispettivamente dopo circa 5,3 e 6 6 giorni.
Non vi erano invece differenze significative nel tempo necessario per affrontare le scale o nella durata del ricovero, e a 12 mesi entrambi I gruppi presentavano miglioramenti clinici simili. PubMed PMID: 41334665
Un'altro studio prospettico randomizzato recente ha trovato risultati migliori con la fissazione cementata a 6 settimane e 3 mesi, mentre intorno ai 6 mesi le differenza funzionali tra i gruppi tendevano a ridursi. PubMed PMID: 41657593.
Questi dati non permettono però di stabilire un calendario universale del tipo: cementata =recupero in X settimane; non cementata =recupero in Y settimane.
Il recupero è influenzato anche da età, forza precedente all'intervento, qualità dell'osso, accesso chirurgico, condizioni generali, dolore, eventuali complicanze e programma riabilitativo.
Perché scegliere una protesi cementata o non cementata?
La decisione viene presa dal chirurgo ortopedico sulle basi delle caratteristiche del paziente e dell'impianto.
Un aspetto particolarmente discusso riguarda le persone anziane o con ridotta qualità ossea.
Una meta-analisi del 2026 sulla frattura periprotesica ha rilevato una tendenza verso una minore incidenza con fissazione cementata anche se l'analisi quantitativa era limitata ed eterogenea.
Gli autori sottolineano quindi l'importanza di considerare età, qualità ossea, livello di attività e caratteristiche individuali nella scelta della fissazione. PubMedPMID: 41695726
D'altra parte, non tutte le protesi non cementato sono uguali.
Una meta-analisi pubblicata nel 2026 su 55.942 protesi totali d'anca ha mostrato che il rischio di frattura periprotesica dipendeva anche dal particolare disegno dello stelo non cementato. Alcuni design presentavano un rischio minore, altri maggiore.
Questo conferma che la semplice distinzione " cementata contro non cementata" non racconta tutta la storia. PubMed PMID: 41534614.
Esercizio dopo la protesi totale d'anca
La riabilitazione non termina con il recupero del cammino.
Una meta-analisi del 2026 ha incluso 22 studi e 1 782 pazienti sottoposti a THA per artrosi.
I programmi di esercizio strutturato dopo l'intervento hanno prodotto miglioramenti soprattutto nella forza degli abduttori dell'anca nel breve e medio termine e nella funzione riferita dal paziente nelle prime settimane.
Gli effetti a lunghissimo termine erano invece meno certi.Questo dato sostiene l'utilità di una riabilitazione progressiva soprattutto nelle prime fasi del recupero. PubMed PMID: 42321742.
Quanto presto bisogna iniziare a camminare?
Anche su questo aspetto la riabilitazione moderna si è modificata.
Una revisione sistematica sull'inizio della deambulazione nello stesso giorno dell'intervento ha rilevato
Artrosi del ginocchio e protesi: cosa dicono studi, revisioni sistematiche e meta-analisi
Introduzione
L'artrosi del ginocchio, o gonartrosi, è una condizione articolare complessa caratterizzata da dolore, rigidità e possibile riduzione della funzione. Le alterazioni strutturali osservate agli esami di imaging non devono essere considerate isolatamente: la gestione clinica deve tenere conto soprattutto dei sintomi, della funzione sulla qualità di vita.
L'esercizio terapeutico è uno dei trattamenti fondamentali
Le principali linee guida internazionali considerano L'esercizio terapeutico un intervento centrale nella gestione dell'artrosi. Le raccomandazioni NICE indicano un esercizio adattato alle necessità della persona, comprendente per esempio rinforzo muscolare e attività aerobica, e considerano anche sedute supervisionato.
Un punto importante riguarda il dolore: all'inizio di un programma di esercizio può verificarsi un aumento transitorio dei sintomi. Questo non significa automaticamente che il movimento stia danneggiando l'articolazione. La continuità dell'esercizio nel tempo è importante per i benefici su dolore, funzione e qualità di vita.
Cosa mostrano revisioni sistematiche e meta-analisi?
La letteratura scientifica ha confrontato differenti modalità di esercizio nell'artrosi del ginocchio: attività aerobica, rinforzo muscolare, esercizio neuromotorio, programmi misti e attività mind-body. Nel complesso, diverse modalità possono migliorare dolore e funzione, ma non emerge un singolo esercizio universalmente migliore per ogni paziente.
Questo dato sostiene un approccio individualizzato: la domanda clinica non è soltanto quale esercizio sia efficace in generale, ma quale programma, dose e progressione siano più appropriati per la singola persona.
Rinforzo muscolare: più esercizio significa sempre risultati migliori?
Il rinforzo muscolare rappresenta una componente importante della riabilitazione. Studi recenti hanno analizzato anche la relazione tra dose prescritta di esercizio contro resistenza e risultati clinici. I dati non sostengono una semplice relazione lineare per cui una quantità maggiore di esercizio produca automaticamente risultati migliori.
Dosaggio, tollerabilità, progressione, aderenza e caratteristiche individuali restano quindi elementi fondamentali della prescrizione terapeutica.
Camminare è utile, ma è sufficiente?
Camminare è una forma importante di attività fisica e, quando ben tollerata, può contribuire al mantenimento della funzione e della capacità aerobica. Non deve però essere considerata automaticamente equivalente a un programma riabilitativo completo.
L'esercizio terapeutico può avere obiettivi differenti: forza muscolare, mobilità, controllo neuromotorio, equilibrio, capacità aerobica e recupero di specifiche attività funzionali. Camminare può quindi fare parte del programma, senza necessariamente sostituire esercizi mirati.
Bicicletta e cyclette: cosa dice la ricerca?
Anche il ciclismo e la cyclette sono stati studiati nell'artrosi del ginocchio. Revisioni sistematiche e meta-analisi suggeriscono possibili benefici sul dolore e sulla funzione, ma questo non significa che la stessa modalità e la stessa dose siano adatte a tutti.
Resistenza, durata, frequenza, posizione e progressione devono essere adattate alla risposta individuale. Un aumento significativo e persistente di dolore o gonfiore richiede una rivalutazione del carico e del programma.
Quando si prende in considerazione la protesi?
La presenza di artrosi non costituisce automaticamente un'indicazione alla sostituzione articolare. Le raccomandazioni NICE suggeriscono di considerare l'invio alla valutazione per una protesi quando il dolore, rigidità, riduzione delle funzioni o deformità progressiva compromettono significativamente la qualità di vita e il trattamento non chirurgico risulta inefficace o non appropriato.
La decisione deve basarsi sulla valutazione clinica complessiva e non esclusivamente su un punteggio numerico o sull'immagine radiologica.
Dopo la protesi: perché la riabilitazione rimane fondamentale
La protesi totale di ginocchio, o Total Knee Arthroplasty (TKA), modifica la struttura articolare, ma non determina automaticamente il completo recupero della funzione. Dopo l'intervento devono essere progressivamente recuperati mobilità, forza muscolare, capacità di carico, cammino e autonomia nelle attività quotidiane.
Dolore e gonfiore possono influenzare la partecipazione alla riabilitazione e richiedono un adattamento progressivo dell'esercizio.
Kinesiofobia dopo protesi di ginocchio
Un aspetto sempre più studiato è la kinesiofobia, cioè la paura eccessiva del movimento associata al timore di provocare dolore o danno. Una revisione sistematica e meta-analisi pubblicata nel 2025 ha analizzato 11 studi per complessivi 4.039 pazienti sottoposti a protesi totale di ginocchio e ha stimato una prevalenza complessiva della kinesiofobia di circa il 35%.
Questo dato è clinicamente rilevante: recuperare il movimento non significa soltanto prescrivere esercizi, ma anche aiutare la persona a riacquistare progressivamente sicurezza e fiducia nel movimento.
Tele-riabilitazione dopo protesi: cosa sappiamo?
Negli ultimi anni sono aumentati gli studi sulla tele-riabilitazione dopo protesi totale di ginocchio. Revisioni e meta-analisi recenti indicano che, per diversi outcome, programmi a distanza possono ottenere risultati comparabili alla riabilitazione convenzionale, pur con notevole eterogeneità tra tecnologie, protocolli e popolazioni studiate.
Il messaggio scientificamente più prudente non è quindi che la tele-riabilitazione sia superiore alla fisioterapia in presenza. In pazienti opportunamente selezionati e nelle fasi appropriate del percorso può rappresentare una modalità complementare o, in determinati contesti, alternativa per il monitoraggio e la progressione dell'esercizio.
Dalla ricerca alla pratica clinica
Le evidenze disponibili mostrano che nell'artrosi del ginocchio non esiste un singolo esercizio valido per tutti. Camminare, cyclette, rinforzo muscolare e attività aerobica possono avere un ruolo, ma devono essere inseriti in un programma coerente con le caratteristiche e gli obiettivi della persona.
La valutazione fisioterapica permette di individuare limitazioni funzionali, capacità residue, risposta al carico e obiettivi, adattando progressivamente l'esercizio.
Quando il trattamento conservativo non è sufficiente e la qualità di vita è significativamente compromessa, può essere valutata la protesi. Anche dopo l'intervento il recupero funzionale richiede un percorso riabilitativo progressivo e individualizzato.
Artrosi della spalla e lesioni della cuffia dei rotatori: cosa dice la ricerca scientifica?
Il dolore alla spalla è molto frequente nella popolazione adulta e può essere associato a condizioni differenti. Tra queste troviamo l'artrosi gleno-omerale e le alterazioni o lesioni della cuffia dei rotatori.
Dal punto di vista anatomico sono condizioni diverse: l'artrosi interessa prevalentemente l'articolazione, mentre le lesioni della cuffia coinvolgono uno o più tendini dei muscoli che contribuiscono al movimento e alla stabilità della spalla.
La ricerca scientifica moderna mette però in evidenza un concetto importante: la presenza di un'alterarazione strutturale nelle immagini diagnostiche non coincide necessariamente con l'origine del dolore o con il grado di disabilità della persona.
Le lesioni della cuffia dei rotatori aumentano con l'età
Una revisione sistematica con analisi aggregata di 30 studi e 6.112 spalle ha mostrato che la prevalenza delle alterazioni della cuffia dei rotatori aumenta progressivamente con l'età.
Gli autori hanno osservato alterazioni della cuffia anche in persone senza sintomi. Nelle fasce di età più avanzate queste modificazioni diventano particolarmente frequenti.
Questo dato è clinicamente importante perché significa che un'ecografia o una risonanza magnetica che evidenzia una lesione non dimostra automaticamente che quella lesione sia la causa del dolore. Il risultato dell'esame strumentale deve quindi essere interpretato insieme alla storia clinica, ai sintomi e alla valutazione funzionale.
Artrosi gleno-omerale: cosa dicono le linee guida?
Le linee guida comprendono raccomandazioni relative alla valutazione, alle misure di outcome e agli interventi fisioterapici. Un principio fondamentale è che il trattamento non dovrebbe essere considerato un protocollo identico per tutti: le decisioni devono essere adattate alle caratteristiche cliniche e funzionali della singola persona.
Una revisione sistematica del 2026 sull'artrosi della spalla
Una revisione sistematica nel 2026 ha analizzato specificamente l'efficacia degli interventi guidati dal fisioterapista nell'artrosi gleno-omerale, comprendendo anche l'artropatia della cuffia.
Su 582 articoli identificati, soltanto quattro studi randomizzati controllati soddisfacevano i criteri di inclusione. Tutti riguardavano interventi fisioterapici nel periodo postoperatorio.
Gli autori non hanno trovato RCT pubblicati che valutassero interventi guidati dal fisioterapista nel trattamento non chirurgico dell'artrosi gleno-omerale. La conclusione della revisione è quindi prudente: le evidenze disponibili sono ancora estremamente limitate e sono necessari studi randomizzati di qualità maggiore.
Questo non significa che la fisioterapia non sia utile nell'artrosi della spalla. Significa invece che non dobbiamo trasformare la pratica clinica in una certezza scientifica quando gli studi disponibili non consentono ancora di farlo.
Cuffia dei rotatori: Esercizio terapeutico o trattamenti passivi?
Una revisione sistematica con meta-analisi pubblicata nel 2026 ha affrontato questa domanda nelle persone con dolore correlato alla cuffia dei rotatori.
Sono stati analizzati 19 studi randomizzati, per complessivi 1.349 partecipanti, nella meta-analisi. Nel breve termine, l'esercizio terapeutico non ha mostrato una superiorità significativa rispetto ai trattamenti conservativi passivi per dolore e disabilità.
Anche l'associazione tra l'esercizio e trattamenti passivi non ha dimostrato una chiara superiorità rispetto ai trattamenti passivi o alle infiltrazioni. La certezza complessiva delle evidenze è stata giudicata da molto bassa a bassa.
È importante interpretare correttamente questi risultati: la meta-analisi non dimostra che l'esercizio non funziona. Mostra piuttosto che, sulla base degli studi disponibili, non possiamo affermare con elevata certezza che sia superiore agli altri trattamenti conservativi nel breve periodo.
E nelle lesioni completo della cuffia?
Anche per le lesioni a tutto spessore della cuffia dei rotatori la letteratura ha studiato il trattamento conservativo.
La revisioni disponibili indicano che un approccio non chirurgico, comprendente l'esercizio terapeutico, può essere preso in considerazione in pazienti selezionati, ma la qualità delle evidenze non permette di generalizzare il risultato a tutte le lesioni.
Dimensione della lesione, trauma, età, forza residua, richieste funzionali, evoluzione dei sintomi e caratteristiche individuali devono essere considerate nella scelta terapeutica. Una lesione della cuffia osservata alla risonanza magnetica, quindi, non equivale automaticamente a un'indicazione chirurgica.
Immagine diagnostica e funzione non sono la stessa cosa
La ricerca sulla cuffia dei rotatori offre un esempio particolarmente interessante di un concetto oggi centrale nella riabilitazione muscoloscheletrica.
Con l'avanzare dell'età possono essere presenti alterazioni strutturali anche senza sintomi. Per questo la valutazione non dovrebbe fermarsi alla domanda: 'Che cosa mostra la risonanza ?'
È necessario chiedersi anche: Quanto dolore presenta la persona? Come muove il braccio? Quale forza conserva? Quali attività non riesce più a svolgere? Quali sono I suoi obiettivi?
L'esame strumentale e la valutazione clinico-funzionale forniscono informazioni differenti e complementari.
Quale ruolo rimane quindi alla fisioterapia?
Le evidenze non sostengono un unico protocollo valido per tutti. L'intervento può comprendere, a seconda del quadro clinico:
- Recupero o mantenimento della mobilità;
- Esercizio progressivo per la muscolatura della cuffia e della scapola;
- Gestione e progressione del carico;
- Recupero della forza;
- Lavoro sulle attività funzionali importanti per la persona;
- Educazione e strategie di autogestione.
Il programma dovrebbe essere modificato progressivamente sulla base della risposta individuale.
E la tele-riabilitazione?
Una parte della riabilitazione della spalla può essere compatibile con modalità a distanza nei pazienti opportunamente selezionati.
La tele-riabilitazione permette di osservare movimenti e attività funzionali, supervisionare gli esercizi, controllarne l'esecuzione e modificare progressivamente il programma.
Non sostituisce però gli accertamenti o la valutazione in presenza quando questi sono necessari.In presenza di trauma importante recente, perdita improvvisa della funzione, marcata debolezza o altri segni che richiedono approfondimento, è necessario indirizzare il paziente verso una valutazione appropriata prima di impostare un percorso esclusivamente online.
Conclusioni
La ricerca scientifica suggerisce una visione meno semplicistica del dolore alla spalla.
Artrosi gleno-omerale e lesioni della cuffia dei rotatori sono condizioni differenti, possono coesistere e le alterazioni strutturali osservate agli esami non spiegano necessariamente da sole dolore e disabilità.
Per la cuffia dei rotatori esiste una quantità considerevole di ricerca sul trattamento conservativo, ma le meta-analisi più recenti evidenziano ancora incertezza sulla superiorità dell'esercizio rispetto ad altri interventi nel breve termine.
Per l'artrosi gleno-omerale, invece, una revisione sistematica del 2026 evidenzia una sorprendente scarsità di studi randomizzati sul trattamento fisioterapico conservativo.
La conseguenza non dovrebbe essere rinunciare all'esercizio terapeutico, ma utilizzarlo con maggiore rigore: valutazione individuale, obiettivi funzionali, progressione del carico e monitoraggio della risposta del paziente, evitando protocolli standardizzati presentati come universalmente efficaci.
Radicolopatia cervicale: quali trattamenti conservativi funzionano meglio?
Una recente network meta - analysis
Quando dolore, formicolio o alterazione della sensibilità dell'arto superiore sono effettivamente collegati a una radicolopatia cervicale, una delle domande più importanti diventa: quale trattamento conservativo scegliere?
Esercizio terapeutico, mobilizzazione, neurodinamica e trazione cervicale sono interventi utilizzati in fisioterapia, spesso anche in combinazione. Ma sono tutti ugualmente efficaci?
Una recente revisione sistematica con network meta-analysis, che ha analizzato 36 studi clinici, ha confrontato differenti strategie conservative utilizzate nel trattamento della radicolopatia cervicale.
Che cos'è una network meta-analysis?
Una meta-analysis tradizionale confronta generalmente due interventi: per esempio un trattamento fisioterapico rispetto a un gruppo di controllo. La network meta-analysis permette invece di mettere in relazione contemporaneamente più trattamenti, utilizzando sia i confronti diretti disponibili negli studi sia confronti indiretti derivati dalla rete complessiva delle evidenze.
È quindi particolarmente interessante quando, come nella radicolopatia cervicale, vengono utilizzate numerose strategie terapeutiche differenti. Questo però non significa automaticamente individuare " il trattamento migliore per tutti ": qualità degli studi, caratteristiche dei pazienti e differenze tra I protocolli continuano ad essere fondamentali nell'interpretazione dei risultati.
36 studi a confronto
La revisione ha incluso 36 trial clinici randomizzati riguardanti interventi non chirurgici per la radicolopatia cervicale. Sono state confrontate differenti strategie conservative, tra cui interventi basati sulla mobilizzazione, tecniche neurodinamiche e trazione cervicale, da sole oppure inserite all'interno di programmi combinati.
- Dolore;
- Disabilità;
- Recupero funzionale
Uno degli aspetti interessanti della ricerca è proprio l'attenzione alle combinazioni terapeutiche, perché nella pratica clinica la radicolopatia cervicale raramente viene affrontata utilizzando una sola tecnica isolata.
Neurodinamica: perché viene utilizzata?
La neurodinamica utilizza movimenti controllati con l'obiettivo di intervenire sulla relazione tra il sistema nervoso periferico e le strutture che lo circondano. Nella radicolopatia cervicale possono essere utilizzati esercizi neurodinamici rivolti ai nervi dell'arto superiore.
Non si tratta però semplicemente di "allungare il nervo". La modalità di esecuzione, l'ampiezza del movimento e il dosaggio devono essere adatti alla risposta del paziente. In particolare, provocare intenzionalmente un forte aumento del formicolio non rappresenta l'obiettivo dell'esercizio.
La recente meta - analisi ha trovato risultati favorevoli per strategie che comprendevano mobilizzazione neurale, sostenendo l'interesse verso questo tipo di intervento all'interno della gestione conservativa.
E la trazione cervicale?
Anche la trazione cervicale continua ad essere studiata. Lo scopo è applicare una forza controllata alla regione cervicale, modificando temporaneamente il carico sulle strutture cervicali. La trazione può essere eseguita attraverso differenti modalità e può essere utilizzata da sola oppure associata ad altri interventi.
Anche alcune strategie comprendenti la trazione hanno mostrato risultati favorevoli nella network meta-analysis. Questo dato, non significa che ogni persona con dolore cervicale o formicolio alla mano debba utilizzare la trazione. La risposta individuale rimane fondamentale.
Una tecnica da sola oppure un trattamento combinato?
Questo è probabilmente l'aspetto più interessante dal punto di vista della fisioterapia moderna. La ricerca sulla radicolopatia cervicale sta progressivamente allontanandosi dall'idea di trovare una singola tecnica risolutiva.
- Esercizio terapeutico;
- Mobilità cervicale
- Controllo motorio
- Progressione del carico
- Mobilizzazione neurale
- Educazione e strategie di autogestione
La scelta dipende dalla valutazione clinica e dalla risposta della singola persona.
Cosa significa per il paziente?
Un risultato statisticamente favorevole ottenuto in una meta- analisi non significa che lo stesso trattamento debba essere applicato automaticamente a chiunque presenti formicolio alla mano. Prima occorre stabilire se il sintomo abbia realmente un'origine cervicale.
Tunnel carpale, neuropatia del nervo ulnare e altre condizioni possono produrre sintomi simili ma richiedere strategie differenti. Successivamente è necessario osservare come il paziente risponde ai movimenti e agli esercizi proposti. Un esercizio neurodinamico, per esempio, può essere appropriato per una persona e non esserlo per un'altra.
Dalla terapia all'autotrattamento
Un altro elemento interessante è la possibilità di trasformare parte del trattamento in autogestione attiva. Una volta individuati gli esercizi appropriati, il paziente può imparare a eseguirli autonomamente.
Il programma può comprendere, per esempio, esercizi di mobilità e controllo cervicale e, quando indicato, esercizi neurodinamici o forme di autotrazione adeguatamente insegnate. L'autotrattamento non significa però scegliere autonomamente gli esercizi trovati online. Prima viene fatta la valutazione fisioterapica; successivamente il programma può diventare progressivamente più autonomo.
È possibile utilizzare questi esercizi nella teleriabilitazione?
Per alcuni pazienti selezionati, si. Dopo una valutazione iniziale e una verifica dell'idoneità alla gestione a distanza, parte del programma attivo può essere svolta anche attraverso la fisioterapia online.
Durante la seduta il fisioterapista può osservare il movimento, modificare l'esercizio, regolare il numero delle ripetizioni e verificare soprattutto se i sintomi migliorano, rimangono invariati oppure aumentano.
La selezione è particolarmente importante quando sono presenti sintomi neurologici. Perdita progressiva di forza, importanti alterazioni della sensibilità o altri segni neurologici richiedono infatti un approfondimento e non devono essere gestiti semplicemente attraverso un programma generico di esercizi online.
Cosa ci insegna questa meta-analisi?
La ricerca recente offre un'indicazione interessante: mobilizzazione neurale, trazione e altri interventi conservativi possono avere un ruolo nella radicolopatia cervicale, soprattutto quando vengono inseriti in una strategia riabilitativa appropriata.
Ma il messaggio più importante non è trovare il vincitore tra neurodinamica, trazione ed esercizio. È il passaggio da una fisioterapia basata sulla "tecnica per la cervicale" a un percorso nel quale gli interventi vengono selezionati e progressivamente adattati alla risposta del paziente.
Una meta-analisi può indicare quali trattamenti mostrano risultati promettenti nella popolazione studiata. La valutazione fisioterapica serve invece a decidere quali di questi strumenti siano appropriati per la persona che abbiamo davanti.
Riferimento scientifico
Network meta-analysis sui trattamenti conservativi della radicolopatia cervicale, indicizzata in PubMed: PMID 40776625.
Formicolio alle mani: può dipendere dalla cervicale?
Linee guida, studi scientifici e revisioni
Il formicolio alle mani, definito in ambito medico come parestesia, può manifestarsi come sensazione di spilli, intorpidimento, alterazione della sensibilità o sensazione di"mano addormentata ".
Una domanda frequente è: il formicolio alle mani puo dipendere dalla cervicale?
Sì, In alcuni casi può essere collegato a un interessamento delle radici nervose cervicali, ma la presenza di parestesie alla mano non è sufficiente per diagnosticare un problema cervicale. La letteratura scientifica sottolinea l'importanza della diagnosi differenziale e della valutazione complessiva del paziente.
Radicolopatia cervicale e parestesie
La radicolopatia cervicale è una condizione nella quale una radice nervosa cervicale è interessata da fenomeni compressivi e/o irritativi. Tra le cause possono esserci alterazioni degenerative della colonna cervicale, stenosi foraminale ed ernia discale. I sintomi radicolari possono inoltre essere influenzati da fenomeni infiammatori e non esclusivamente dalla presenza di una compressione meccanica.
- Dolore cervicale e/o irradiato all'arto superiore;
- Parestesie e intorpidimento;
- Modificazioni della sensibilità;
- Alterazioni dei riflessi
- Riduzione della forza muscolare in alcuni pazienti.
Una revisione sistematica e meta-analisi pubblicata nel 2026 conferma che la radicolopatia cervicale è una condizione clinica caratterizzata da possibili modificazioni motorie, sensitive e dei riflessi, comprese parestesie e intorpidimento.
Formicolio alle mani : non sempre è cervicale
Uno degli aspetti più importanti della valutazione è distinguere una possibile radicolopatia cervicale dalle neuropatie periferiche.
- Sindrome del tunnel carpale, con interessamento del nervo mediano;
- Neuropatia o compressione del nervo ulnare;
- Altre neuropatie periferiche;
- Condizioni neurologiche o metaboliche.
La distribuzione delle parestesie rappresenta quindi un'informazione clinicamente utile, ma non dovrebbe essere utilizzata isolatamente per stabilire la diagnosi. I territori sensitivi delle radici cervicali e quelli dei nervi periferici possono infatti presentare sovrapposizioni e variabilità individuali.
Cosa dice la ricerca sulla valutazione clinica?
La diagnosi di radicolopatia cervicale non dovrebbe basarsi su un singolo test.La valutazione prende in considerazione la storia clinica, la distribuzione dei sintomi, la forza muscolare, la sensibilità, i riflessi, la mobilità cervicale e specifici test provocatori o neurodinamici.
Spurling test. Viene utilizzato per verificare se determinate posizioni e compressioni della regione cervicale riproducono i sintomi radicolari.
Upper Limb Neurodynamic Tests- ULNT. Valutano la risposta del sistema nervoso periferico durante movimenti combinati dell'arto superiore.
Shoulder Abduction Relief Test. Valuta l'eventuale modificazione dei sintomi assumendo una determinata posizione dell'arto superiore.
Distraction test. Osserva se una riduzione del carico/compressione cervicale modifica la sintomatologia.
La revisione sistematica del 2026
Un aggiornamento particolarmente interessante è rappresentato dalla revisione sistematica con meta- analisi Thoomes e collaboratori, pubblicata nel 2026 su BMC Musculoskeletal Disorders. Gli autori hanno analizzato otto studi sull'accuratezza diagnostica di sei test fisici utilizzati nella radicolopatia cervicale.
Lo Spurling test ha mostrato generalmente una specificità elevata, mentre la sensibilità variava considerevolmente tra gli studi. Per l'ULNT1 la sensibilità e la specificità aggregate erano rispettivamente circa 0,70 e 0,71.
Combinando quattro ULNT è stata riportata una sensibilità aggregata di circa 0,97, con una specificità più bassa, circa 0,51. Gli autori concludono che Spurling e la combinazione degli ULNT possono contribuire al ragionamento clinico, ma la certezza delle evidenze disponibili rimane bassa o molto bassa.
Questo significa che i test sono strumenti utili all'interno della valutazione, ma non rappresentano da soli una diagnosi.
Cosa dicono gli studi precedenti?
Le revisioni precedenti avevano già evidenziato che lo Spurling test tende ad avere una buona specificità, mentre i test neurodinamici dell'arto superiore possono avere maggiore sensibilità. Gli autori sottolineavano tuttavia i limiti metodologici degli studi e raccomandavano di interpretare i test insieme alla storia clinica e all'esame neurologico.
Non esiste quindi un singolo test capace di stabilire con certezza che il formicolio alla mano provenga dalla cervicale.
Esame neurologico: sensibilità, forza e riflessi
Una revisione della letteratura pubblicata nel 2025 ha analizzato anche il ruolo dell'esame neurologico nella radicolopatia cervicale. La valutazione comprende generalmente sensibilità, forza muscolare e riflessi. I risultati rafforzano l'importanza di combinare più informazioni cliniche, invece di basarsi su un singolo segno.
Esercizio terapeutico nella radicolopatia cervicale
L'esercizio terapeutico rappresenta una delle possibilità utilizzate nel trattamento conservativo. Una revisione sistematica con meta-analisi sull'esercizio nella radicolopatia cervicale ha riscontrato possibili miglioramenti del dolore e della disabilità rispetto ai gruppi di controllo. Gli stessi autori hanno tuttavia classificato la qualità complessiva della evidenza come bassa.
La ricerca sostiene quindi l'utilizzo dell'esercizio, ma non dimostra l'esistenza di un singolo esercizio universalmente efficace per tutti i pazienti con radicolopatia cervicale. Il programma deve essere adattato alla valutazione e alla risposta individuale.
Esercizi neurodinamici: cosa dice PubMed?
Particolarmente interessante per la fisioterapia è il ruolo della neuromobilizzazione o neurodinamica. Gli esercizi neurodinamici utilizzano movimenti specifici e controllati dell'arto e delle strutture circostanti con l'obiettivo di modificare la meccanica e la sensibilità del sistema nervoso periferico.
Una revisione sistematica con meta-analisi pubblicata nel Journal of Sport Rehabilitation ha analizzato specificamente l'efficacia della neuromobilizzazione nella radicolopatia cervicale. Una successiva revisione sistematica con network meta-analysis, pubblicata nel 2025 sul Journal of Orthopaedic & Sports Physical Therapy, ha confrontato mobilizzazione articolare e mobilizzazione neurale nel dolore radicolare cervicale.
La ricerca suggerisce un possibile ruolo di queste tecniche nella gestione del dolore e della disabilità, ma la scelta dell'intervento deve essere inserita in un programma riabilitativo individualizzato. Gli esercizi neurodinamici non dovrebbero quindi essere interpretati come semplici "esercizi per il formicolio " da eseguire autonomamente in presenza di parestesie.
Cosa dicono le revisioni sul trattamento conservativo?
Una revisione sistematica pubblicata nel 2023 ha analizzato 59 studi randomizzati, per un totale di oltre 4.100 partecipanti, riguardanti differenti trattamenti conservativi della radicolopatia cervicale. Gli autori hanno riscontrato una notevole eterogeneità degli studi e una qualità delle evidenze generalmente limitata.
La fisioterapia moderna deve quindi evitare due estremi: considerare inefficace il trattamento conservativo oppure sostenere che esista una tecnica specifica capace di risolvere ogni radicolopatia cervicale.
Risonanza magnetica ed esami strumentali
Anche gli esami strumentali devono essere interpretati nel contesto clinico.La presenza di modificazioni degenerative, protrusioni o altre alterazioni alla colonna cervicale non dimostra automaticamente che siano responsabili del formicolio alla mano.
Quando necessario, il medico può indicare approfondimenti quali risonanza magnetica o esami elettrodiagnostici soprattutto quando sono presenti deficit neurologici, sintomi persistenti o dubbi diagnostici. L'obiettivo rimane quello di verificare la concordanza tra sintomi, esame clinico e risultati degli eventuali accertamenti.
Il ruolo della fisioterapia
Quando la valutazione è compatibile con una problematica cervicale e non sono presenti condizioni che richiedono un diverso percorso medico, la fisioterapia può utilizzare un approccio individualizzato.
- Educazione e gestione delle attività quotidiane
- Esercizio terapeutico
- Recupero della mobilità
- Esercizio di controllo e rinforzo
- Progressione del carico
- Esercizi neurodinamici quando indicati
- Strategie per favorire l'autogestione del problema
Una parte del programma di esercizio può essere seguita attraverso la tele-riabilitazione, quando la valutazione clinica indica che il paziente è adatto a un percorso a distanza.
Cosa possiamo concludere?
Alla domanda "il formicolio alle mani puo dipendere dalla cervicale?", la ricerca permette quindi di rispondere: si, può dipendere dalla cervicale, ma parestesia alla mano da sola non permette di stabilire l'origine.
La letteratura più recente conferma l'importanza di una valutazione basata sull'insieme di anamnesi, distribuzione dei sintomi, esame neurologico, test clinici e, quando indicato, approfondimenti diagnostici.
Esercizio terapeutico, neurodinamica e altri interventi conservativi possono trovare spazio nel percorso riabilitativo, ma la fisioterapia basata sulle evidenze non consiste nell'applicare automaticamente una tecnica a un sintomo: consiste prima di tutto nel comprendere quale problema si sta trattando.
La nuova visione della posturologia: esiste davvero una postura ideale?
Evidenze scientifiche aggiornate, documenti di consenso e nuova valutazione fisioterapica- aggiornamento 2026
Per molti anni parlare di postura ha significato soprattutto osservare una persona ferma: posizione delle spalle, curve della colonna, allineamento del bacino, appoggio dei piedi e simmetria tra i due lati del corpo.
Da questa osservazione nasceva spesso la ricerca della cosiddetta "postura corretta ".
La ricerca scientifica degli ultimi anni sta però portando verso una visione più complessa.
La postura non è semplicemente una fotografia del corpo.
È risultato dell'interazione continua tra sistema nervoso, sistema muscoloscheletrico, informazioni sensoriali, equilibrio, movimento, compito svolto e ambiente.
Cosa dice la ricerca 2026?
Un'interessante scoping Review pubblicata nel 2026 ha analizzato proprio come viene definita la postura nella letteratura scientifica.
Gli autori hanno trovato una notevole eterogeneità. Non esiste ancora una definizione di postura universalmente condivisa.
Dall'analisi emergono però diversi concetti ricorrenti:
- Posizione e relazione tra i segmenti corporei;
- Biomeccanica ;
- Coinvolgimento di più sistemi ;
- Equilibrio;
- Risposte adattative dell'organismo
È un risultato importante perché mostra quanto sia difficile ridurre la postura a un semplice modello geometrico di allineamento corporeo.
Esiste una postura ideale?
Alla luce delle conoscenze attuali, non possiamo identificare una singola postura ideale valida per tutte le persone e per tutte le attività.
Il corpo umano non è perfettamente simmetrico e non rimane immobile.
La posizione cambia continuamente in relazione al compito che stiamo svolgendo, all'ambiente, alle caratteristiche individuali e alle informazioni che riceviamo attraverso i diversi sistemi sensoriali.
Una postura apparentemente diversa da un modello teorico non significa quindi automaticamente presenza di una disfunzione.
Ed essere perfettamente allineati durante una valutazione statica non significa necessariamente possedere un controllo posturale ottimale durante il movimento.
Dalla postura statica al controllo posturale
Qui troviamo uno dei cambiamenti più interessanti della concezione moderna.
Il controllo posturale è dinamico.
Per mantenere l'equilibrio e adattare continuamente il corpo, il sistema nervoso integra informazioni provenienti dalla vista, dal sistema somatosensoriale e propriocettive.
Un documento internazionale di consenso sulle disposizioni posturali sottolinea proprio la necessità di considerare l'integrazione dei differenti sistemi e sottosistemi coinvolti nel controllo posturale.
La valutazione fisioterapica moderna
La valutazione fisioterapica moderna non si limita alla domanda:
"La persona è perfettamente allineata?"
La valutazione statica può rappresentare il punto di partenza, ma acquista maggiore significato quando viene integrata con una valutazione dinamica e funzionale.
Non osserviamo soltanto come una persona sta ferma ma soprattutto come utilizza il proprio corpo.
Per questo asimetria non deve essere automaticamente interpretata come qualcosa da correggere.
Il ruolo dell'equilibrio
Equilibrio non significa semplicemente riuscire a rimanere immobili.
Significa anche essere capaci di mantenere o recuperare la stabilità quando cambiano il corpo, il compito o l'ambiente.
La ricerca contemporanea sul controllo dell'equilibrio attribuisce grande importanza alle strategie posturali e agli interventi specifici per il compito.
Questo rafforza l'idea che una valutazione funzionale debba osservare non soltanto il risultato finale, ma anche come la persona raggiunge e mantiene l'equilibrio.
Variabilità e capacità di adattamento
Il nostro organismo deve continuamente adattarsi.
La domanda diventa quindi: "la persona possiede sufficienti strategie per adattarsi alle diverse situazioni?"
Qual è allora la postura migliore?
Forse la domanda stessa deve essere modificata:
Invece di cercare : " qual è la postura perfetta?"
Potremo chiederci: "questa persona riesce a controllare, modificare e adattare la propria postura alle diverse attività?"
La postura è parte di un sistema dinamico.
Nota sulle evidenze scientifiche aggiornate al 2026
Al 2026 non risulta una nuova linea guida internazionale specificamente denominata "linea guida sulla posturologia "
È quindi più corretto parlare di evidenze scientifiche aggiornate al 2026, integrate con documenti di consenso sul controllo e sulle disfunzioni posturali.
La letteratura recente mostra inoltre che la stessa definizione scientifica di postura è ancora oggetto di discussione e ricerca.
Le evidenze scientifiche più recenti, comprese pubblicazioni del 2026, stanno spostando l'attenzione da una concezione puramente statica geometrica della postura verso una visione più complessa, che considera controllo posturale, movimento, integrazione multisensoriale e capacità di adattamento.
Pubmed: the definition of posture: "scoping Review" pubblicata nel Journal of bodywork and movement therapies nel luglio 2026.
Gli autori sono ricercatori di un programma universitario di Physical Therapy.
Review del 2026 sul Postural Balance e movimento umano.
Ginnastica respiratoria
Secondo le linee guida è indicata la tele-riabilitazione?
Le principali linee guida internazionali ( come ATS/ERS e GOLD) indicano la riabilitazione respiratoria come trattamento cardine per la BPCO e altre malattie croniche. La tele-riabilitazione è raccomandata come valida alternativa a quella in presenza per pazienti stabili, garantendo benefici analoghi su dispnea e tolleranza allo sforzo.
Linee guida e indicazioni
- Efficacia comprovata : riduce l'affanno e migliora qualità della vita
- Scelta del paziente: Le società scientifiche offrono la scelta tra programmi in ospedale/ambulatorio o a distanza
- Sicurezza: I dati confermano che il training a distanza è sicuro se sorvegliato
Le linee Guida Nazionali sulla tele-riabilitazione e telemedicina condizionano la validità della prestazione a distanza ad alcuni passaggi cardine, indipendentemente dal fatto che l'erogazione sia pubblica o privata.
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La diagnosi nosologica di partenza: Il fisioterapista non può fare la diagnosi medica (come ha ribadito anche dalla recente e discussa Sentenza di Cassazione n. 29217/2025). Di conseguenza, per trattare a distanza una patologia respiratoria cronica ( es. BPCO o esiti di polmonite), il paziente deve comunque aver ricevuto una diagnosi da un medico.
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La valutazione di idoneità tecnologica e clinica: I requisiti ministeriali per la telemedicina, tele-riabilitazione impongono che il professionista valuta se il paziente sia clinicamente idoneo a fare sforzi a distanza senza supervisione diretta e se sia in grado di usare la tecnologia in sicurezza.
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Detraibilità fiscale: Per consentire al paziente di detrarre la fattura come spesa sanitaria nel modello 730/Unico senza prescrizione deve esplicitare che si tratta di una prescrizione di fisioterapia/riabilitazione effettuata da un professionista iscritto all'ordine FNOFI.
Qi Gong e lombalgia cronica aspecifica: quando Oriente e Occidente si incontrano nella riabilitazione
Cosa dicono linee guida, revisioni sistematiche e studi scientifici 2025-2026
La lombalgia cronica aspecifica rappresenta una delle condizioni muscolo-scheletriche più frequenti e una delle principali cause di disabilità nel mondo.
Il termine aspecifica indica che il dolore lombare non può essere attribuito a una singola patologia o a una specifica alterazione anatomica in grado di spiegare da sola i sintomi.
Negli ultimi anni l'approccio occidentale alla lombalgia cronica è cambiato profondamente. L'attenzione non è più rivolta esclusivamente alla struttura anatomica o alla ricerca di qualcosa da ,,correggere,, ma sempre di più alla persona, al movimento, alla funzione e alla partecipazione attiva nel percorso terapeutico.
Parallelamente, alcune pratiche nate molti secoli fa nella tradizione orientale, come il Qi Gong, sono diventate oggetto di studi scientifici e metanalisi.
Può quindi una pratica della medicina tradizionale cinese trovare un punto d'incontro con la moderna riabilitazione occidentale?
La ricerca degli ultimi anni offre alcune risposte interessanti.
Cosa raccomandano le linee guida occidentali?
Le linee guida dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per la gestione non chirurgica della lombalgia cronica primaria raccomandano un approccio centrato sulla persona e costituito, quando appropriato, da più interventi.
Tra questi troviamo:
- Educazione e strategie di autogestione
- Programmi strutturati di esercizio
- Alcune terapie fisiche, comprese terapia manipolativa e massaggio.
- Interventi psicologici in determinate situazioni
- Approcci multicomponenti
Un principio particolarmente importante è che la lombalgia cronica non dovrebbe essere trattata attraverso un unico Intervento applicato indistintamente a tutti.
Il trattamento dovrebbe essere personalizzato e integrato tenendo conto delle caratteristiche e delle necessità della persona.
L'esercizio assume quindi un ruolo centrale non semplicemente come serie di movimenti da eseguire, ma come strumento per recuperare funzione, autonomia e fiducia nel movimento.
Dalla tradizione orientale: che cos'è il Qi Gong?
Il Qi Gong nasce all'interno della cultura e della Medicina tradizionale cinese.
Comprende differenti pratiche nelle quali vengono combinati:
- Movimenti generalmente lenti e controllati
- Respirazione
- Postura
- Coordinazione
- Concentrazione
- Attenzione alle sensazioni corporee
Tra le forme più conosciute troviamo il Baduanjin, o Otto pezzi di broccato.
Il modello teorico tradizionale cinese utilizza convertitore Qi, Yin, Yang e Meridiani.
Questi concetti appartengono alla Medicina Tradizionale Cinese e non devono essere automaticamente tradotti in termini anatomici o fisiologici occidentali.
La ricerca scientifica moderna può però studiare qualcosa di molto concreto: cosa succede quando una persona pratica regolarmente questi esercizi?
È possibile misurare dolore, disabilità, mobilità, resistenza muscolare e qualità della vita.
Ed è qui che Orinte e Occidente possono iniziare a dialogare.
Qi Gong e lombalgia cronica: la meta-analisi del 2025
Una revisione sistematica con meta-analisi pubblicata nel 2025 sul Journal of ortopaedic surgeri and research ha analizzato specificamente l'effetto del Qi Gong nelle persone con lombalgia cronica aspecifica..
Sono stati inclusi 16 studi randomizzati controllati, per complessivi 1.175 partecipanti. I ricercatori hanno analizzato principalmente due risultati: Dolore e disabilità.
Nel complesso il Qi Gong è stato associato a miglioramenti rispetto ai gruppi di controllo.
Un aspetto particolarmente Interessante riguarda però la distinzione tra significatività statistica e rilevanza clinica.
Per il dolore, infatti, il miglioramento medio osservato non raggiungeva la soglia di differenza clinicamente importante adottata dagli autori.
Per la disabilità funzionale invece, il miglioramento superava tale soglia. È una distinzione importante perché un risultato statisticamente significativo non significa necessariamente che il cambiamento sia sufficientemente grande da essere realmente percepito come importante dal paziente.
Gli stessi autori invitano inoltre alla prudenza a causa di eterogeneità degli studi e delle differenze tra i protocolli utilizzati.
Cosa aggiungono gli studi del 2026?
Nel 2026 il quadro scientifico è diventato ancora più interessante. Una meta-analisi pubblicata su Frontiers in pain research ha incluso 38 studi e 3.054 partecipanti con la lombalgia cronica aspecifica.
Nel complesso, gli esercizi tradizionali cinesi sono stati associati a miglioramenti del dolore, della disabilità e della qualità della vita.
Gli autori hanno però riscontrato una notevole eterogeneità legata alle differenti forme di esercizio, alla durata dei programmi e agli strumenti utilizzati per misurare i risultati.
La conclusione è quindi promettente, ma ancora prudente : queste pratiche possono rappresentare un approccio complementare, mentre servono studi più standardizzati e di maggiore qualità. Un dato particolarmente interessante è che, complessivamente, l'associazione tra esercizi tradizionali cinesi e trattamento convenzionale tendeva ad ottenere risultati migliori rispetto agli interventi utilizzati isolamente.
Oriente e Occidente: due teorie differenti, un possibile punto d'incontro
La medicina tradizionale cinese è la medicina occidentale nascono da concezioni del corpo differenti.
Durante un esercizio di Qi Gong una persona si muove lentamente, controlla la postura, coordina diverse parti del corpo, trasferisce il peso, associa respirazione e movimento e presta attenzione alle proprie sensazioni.
Sono fenomeni osservabili e studiabili.
Dal punto di vista della riabilitazione occidentale possiamo quindi analizzare il Qi Gong come una particolare forma di esercizio attivo e movimento consapevole, senza dover necessariamente adottare il modello teorico della Medicina Tradizionale Cinese.
Una convergenza interessante: la persona diventa attiva. Qui emerge forse il punto più interessante del confronto.
Nel Qi Gong la persona non riceve passivamente un trattamento. Si muove.
Impara una sequenza, la ripete, percepisce il proprio corpo e può continuare autonomamente la pratica.
Da due tradizioni molto differenti emerge quindi un elemento comune particolarmente interessante per la riabilitazione : la partecipazione attiva della persona.
Il punto quindi non è scegliere tra Oriente e Occidente.
La domanda clinicamente utile è:
Quale forma di movimento può essere appropriata, sostenibile e significativa per quella determinata persona?
Per alcuni pazienti potrà rappresentare una modalità complementare di movimento lento e consapevole. E in alcuni casi le due strategie potranno anche essere integrate.
Conclusioni:
Le attuali linee guida occidentali sulla lombalgia cronica non indicano il Qi Gong come una soluzione specifica e superiore agli altri esercizi, sostengono invece un approccio personalizzato, attivo e multi-modale, nel quale l'esercizio rappresenta una componente importante.
Non è necessario stabilire quale tradizione abbia ragione.Possiamo invece osservare un terreno comune.
Il movimento, la partecipazione attiva della persona e la possibilità di recuperare gradualmente fiducia nelle capacità del proprio corpo.
Forse è proprio nel movimento più che nella teoria, che Orinte e Occidente possono incontrarsi nella riabilitazione contemporanea.
Lombalgia cronica e tele-riabilitazione: cosa dicono le evidenze scientifiche più recenti
La lombalgia cronica è una delle condizioni muscolo-scheletriche nelle quali l'esercizio terapeutico, l'educazione del paziente e il mantenimento dell'attività fisica rivestono un ruolo importante.
Negli ultimi anni è aumentato anche l'interesse scientifico verso la tele-riabilitazione, che permette di seguire a distanza alcuni programmi riabilitativi attraverso videochiamate, applicazioni e altri strumenti digitali.
Cosa indicano le linee guida internazionali sulla lombalgia cronica?
Le linee guida dell'Organizzazione Mondiale della Sanità per la lombalgia cronica primaria raccomandano un approccio personalizzato e centrato sulla persona.
Tra gli interventi considerati rientrano programmi strutturati di esercizio ed educazione, inseriti all'interno di un percorso adeguato alle caratteristiche e alle necessità del paziente.
Le modalità a distanza non rende automaticamente un trattamento appropriato:
Anche nella tele-riabilitazione sono fondamentali la valutazione iniziale, la selezione del paziente e la personalizzazione dell'esercizio.
Tele-riabilitazione e lombalgia cronica: la meta-analisi pubblicata nel 2026
Una revisione sistematica con meta-analisi pubblicata nel 2026 sulla rivista scientifica JMIR ( international Journal of Medical Informatics research) che valuta l'efficacia della tele-riabilitazione per il dolore cronico non specifico ha confrontato la tele-riabilitazione con la riabilitazione convenzionale nelle persone con lombalgia cronica.
Sono stati inclusi studi per intensità del dolore e disabilità funzionale. Non sono state riscontrate differenze statisticamente significative tra tele-riabilitazione e riabilitazione convenzionale.
Questo risultato è importante: non dimostra che la tele-riabilitazione ( basata esercizi personalizzati, educazione e self management da remoto) sia superiore alla riabilitazione tradizionale in presenza per ridurre l'intensità del dolore .
Suggerisce che nei pazienti selezionati, possa rappresentare una modalità alternativa per la gestione della lombalgia cronica.
Cosa emerge dalle revisioni più recenti?
Una network meta-analysis pubblicata nel 2026 ha confrontato tele-riabilitazione, riabilitazione in presenza nella lombalgia cronica aspecifica.
I risultati suggeriscono che l'efficacia può variare in funzione dell'outcome. Questo rafforza un concetto fondamentale: non esiste una modalità riabilitativa migliore per ogni persona e in ogni situazione.
Anche la modalità di tele-riabilitazione conta:
Non tutta la tele-riabilitazione è uguale.
Una revisione sistematica con network meta-analysis del 2025 sul dolore muscolo-scheletrico cronico ha evidenziato risultati favorevoli soprattutto per programmi realizzati attraverso videoconferenza e applicazioni di riabilitazione autogestita.
Per la fisioterapia è particolarmente interessante perché la videochiamata permette al professionista di osservare il movimento, fornire feedback e modificare progressivamente gli esercizi.
Applicazioni e programmi digitali
Un'altra revisione sistematica ha studiato l'utilizzo delle applicazioni mobili nella riabilitazione della lombalgia.
I risultati indicano possibili benefici, ma gli effetti non sono uniformi per tutti gli outcome.
L'utilizzo della tecnologia quindi, non deve essere confuso con la semplice consegna al paziente di una serie di esercizi attraverso un'applicazione.
Cosa significa nella pratica?
Le evidenze disponibili suggeriscono che la tele-riabilitazione può rappresentare una modalità possibile per alcuni pazienti con lombalgia cronica, soprattutto quando il programma è basato sull'esercizio terapeutico, sull'educazione e sul monitoraggio della progressione.
Prima di iniziare un percorso a distanza è necessario valutare la situazione individuale e verificare che non siano presenti condizioni, che richiedono una valutazione e trattamento in presenza.
Conclusione
Le evidenze scientifiche più recenti sono incoraggianti sull'impiego della tele-riabilitazione nella lombalgia cronica aspecifica, ma suggeriscono un approccio personalizzato come nelle sedute in presenza.
La domanda quindi dovrebbe essere questa: ,, per questa persona, con questo tipo di lombalgia e questi obiettivi, un percorso di tele-riabilitazione è appropriato?
È dalla valutazione individuale che dovrebbe partire la scelta della modalità riabilitativa.